giovedì 28 febbraio 2013

Bilancio occupazione


Un atto di amore per la scuola di Bianca Seciu, II B
A inizio dicembre il “Volta” è stato occupato tre giorni, è successo tra il 5 e il 7 dicembre. In quei giorni gran parte degli studenti non ha partecipato alle lezioni. Ci sono stati dibattiti, assemblee, momenti creativi. E nelle due notti c’è stato anche chi ha dormito nell’edificio.
Non tutti i ragazzi del Liceo hanno preso parte alla protesta con le stesse motivazioni. Tra loro c’è stato chi l’ha fatto per saltare le lezioni senza conoscere i motivi per cui la scuola è stata occupata e chi ha scelto di aderire a questa lotta. Contribuendo anche all’organizzazione e al servizio d’ordine della stessa.
Circa un quarto degli iscritti ha invece scelto di restare a casa. Tra questi molti dell’ultimo anno che hanno preferito dedicarsi allo studio e concentrarsi sull’esame di maturità. Alcuni tra loro sono entrati a scuola e hanno deciso di fare lezione regolare.Federico Bollano, II B (foto), è tra coloro che hanno scelto di non partecipare all’occupazione. In disaccordo con le motivazioni. “Se non sbaglio – spiega Federico – tra i motivi della protesta c’era la privatizzazione delle scuole e le strutture scolastiche in degrado oltre alle ore di insegnamento ridotte e ai tagli alla scuola pubblica. Non essendo d’accordo con questi punti ho deciso di non partecipare. Penso che la nostra scuola non sia una struttura in degrado e che invece ce ne sono altre che sono restate chiuse da alcuni mesi perché non sicure per gli alunni”. Federico dà anche qualche suggerimento, ai promotori, che potrebbe far sì che in futuro anche lui ne sia interessato: “Secondo me, per far sì che l’occupazione avesse avuto più successo si sarebbero dovuti ospitare quei ragazzi che non hanno la possibilità di occupare la loro scuola. In questo modo avrei sicuramente partecipato, perché tutti i motivi dell’occupazione sarebbero stati validi”.

Marco Bichi (foto) IV D, rappresentante d’istituto, fa un’analisi opposta. “I risultati dell'occupazione si potranno percepire più avanti e non tanto nell'immediato. Ho notato comunque molta partecipazione e mi sono anche sorpreso di quante persone abbiano aderito e di quanti ci abbiano dato una mano per organizzarla”. Oltre alla soddisfazione per la riuscita dell’azione, Marco dà significati più politici all’evento: “L'importanza dell'occupazione sta proprio nella presa di coscienza di una situazione tragica della scuola pubblica italiana; e anche nella reazione a questa situazione. Penso che l'occupazione sia il modo migliore per esprimere il nostro dissenso. Vorrei approfittarne per ringraziare tutti coloro i quali ci hanno aiutato ad organizzarla”.
Tra questi
:-)Jacopo Taverna (foto), IV E, tra l’altro impegnato nel servizio d’ordine: “Abbiamo occupato – spiega - per protesta verso il sistema e i provvedimenti che sono stati presi nei confronti della scuola da parte del governo: tagli alla “pubblica” e stanziamento di fondi alle “private”, legge Aprea, ore di insegnamento ridotte. Ho occupato perché penso sia l’unico modo in cui noi come studenti - e in particolare i minorenni che non votano - possiamo manifestare il nostro malcontento”.Un ritaglio de La Stampa del 1971. Allora il Volta si chiamava Quinto

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